All’inizio lavoravo nel frontend e mi sembrava di fare bene il mio lavoro, perché costruivo interfacce curate, che funzionavano e che, nel complesso, davano una buona esperienza.

E per un po’ mi è davvero bastato così.

Poi, seguendo un talk, ho visto uno sviluppatore cieco mostrare come lavorava usando uno screen reader, e quella è stata la prima volta in cui ho realizzato davvero cosa significasse usare un’interfaccia in modo completamente diverso da quello a cui ero abituata.

Da lì ho iniziato a guardare quello che costruivo con occhi diversi, e quella sensazione di “funziona” ha iniziato a sembrarmi sempre più parziale.

Quando ho iniziato a lavorare come p.iva, questa cosa è diventata ancora più evidente, perché ho visto gli stessi problemi ripetersi in contesti diversi, con l’accessibilità quasi sempre rimandata alla fine, quando lavorarci bene è difficile e spesso anche frustrante.

Nel frattempo è arrivato anche l’European Accessibility Act, che ha reso tutto più urgente, ma non sempre più consapevole, perché molte aziende stanno ancora cercando di adattarsi senza cambiare davvero approccio.

È anche per questo che, insieme a Melania, sto costruendo qualcosa di nostro, con l’idea di lavorare in modo più intenzionale e intervenire prima, quando le decisioni contano davvero.

Questo blog nasce da qui, ma non vuole essere solo uno spazio sull’accessibilità: sarà un posto in cui raccogliere pensieri, spunti, cose che sto costruendo, esperimenti, errori e side project, senza un formato troppo rigido.

Un modo per tenere traccia di quello che faccio e, ogni tanto, provare a dargli un senso.